2° incontro Il ruolo della” paura”

 

altOggi parliamo della paura. Cos’è la paura! Cos’è quella strana sensazione che avvertiamo dentro e che ci blocca, ci paralizza, ci schiavizza, ci inibisce.

Tutti conosciamo la paura, chi non l’ha provata almeno una volta?;

 

la conoscono i neonati, i bambini, i ragazzi, gli adulti, gli uomini, le donne, gli anziani.

Però, se davvero vogliamo capire il ruolo e la funzione della paura nella nostra vita, dobbiamo prima fare un pochino di o chiarezza

. Generalmente, ogni stato di apprensione della persona tende ad essere interpretato come uno stato di paura, ma questo non è esatto poiché relativamente a questa esperienza vanno distinte due modalità diametralmente opposte:

una sana che appunto si chiama paura

ed una nevrotica che si chiama ansia.

Vediamo meglio di cosa si tratta:

per paura si intende una reazione istintiva di difesa che si attiva di fronte ad un pericolo reale per il soggetto

mentre l’ansia è uno stato di malessere, è una nevrosi e come tale rende la vita molto faticosa.

 

La paura può essere considerata come un sistema salva vita connaturato nella persona che scatta automaticamente ogni volta che è minacciata la nostra incolumità ed il benessere.

Quindi

grazie al questo sistema della paura la persona è in grado, entro certi limiti, di auto proteggersi.

Vedremo poi come funziona nel bambino piccolo.

Ed ora vediamo l’ansia.

L’ansia è un’esperienza psicofisiologica esteticamente identica alla paura con la differenza, però, che scatta di fronte ad un pericolo presunto e non reale, solo immaginato dalla persona, e per questo fa parte dei comportamenti nevrotici;

Anche qui vedremo poi come funziona nel bambino piccolo.

In grandi linee possiamo dire che l’attaccamento insicuro da luogo ad un carattere ansioso.

mentre quello sicuro ad un carattere e meglio equilibrato.

Detto ciò parliamo allora della paura, quella sana, nel bambino e le sue ripercussioni sul carattere.

Per comprendere il meccanismo della paura, che abbiamo detto si attiva di fronte ad un pericolo reale dobbiamo tenere presente ( quando il bambino percepisce il pericolo) e aggiungiamo subito che lo percepisce quando non è corrisposto nei suoi bisogni primari.

Ricordiamo, allora, il pacchetto dei bisogni primari che sono:

MANGIARE, DORMIRE, PROTEZIONE

DAL FREDDO  E  BISOGNO D’ AMORE.

Diamo per scontato che ogni bambino, o almeno quelli di cui parliamo noi, sicuramente ha da mangiare, un posto caldo dove dormire e ripararsi dal freddo e spostiamo invece l’attenzione sul bisogno d’amore. Che è un tasto ultrasensibile e spesso poco presente nella mente degli educatori.

A tale proposito ci poniamo la domanda: che vuol dire per il bambino avere paura? Che vuol dire, se come abbiamo detto nell’altro, incontro può anche non avere ancora sviluppato il senso della realtà? come fa ad aver paura? Di cosa ha paura?

 

Cerchiamo di capire questo passaggio perché esso è la chiave della sofferenza umana.

Ed ecco la risposta: nel bambino (ma anche nell’adulto solo che ) scattano i meccanismi di allarme e lo stato di paura quando si percepisce il pericolo o una minaccia all’IO soggettivo, oppure quando sente in pericolo o minacciato il suo benessere.

Questi sono i due grandi spauracchi che minacciano l’essere umano: paura per l’IO e paura per il disagio.

I pericoli dell’IO consistono nella minaccia all’immagine di se e scaturiscono da certe esperienze precise:

- gli abbandoni (il genitore che improvvisamente scompare dalla routine de B.),

- le violenze fisiche e verbali ( genitori anaffettivi e maltrattanti)

- gli abusi (…),

In altri termini si tratta di tutte quelle esperienze che portano la persona a squalificarsi, ad accusarsi, a colpevolizzarsi, a svalutarsi, le auto accuse sono generalmente sono definitive e rappresentano un’esperienza dolorosissima per l’IO;

per quanto riguarda invece la minaccia al benessere e alla stabilità della persona possiamo considerare tutte quelle esperienze facenti capo al bisogno di affettività, ovvero bisogno di essere accettati, di essere considerati, ed il bisogno di sentirsi di appartenere alla vita degli altri.

Questo tipo di paura si attiva tutte le volte che è in pericolo il sostegno e la considerazione da parte del suo ambiente significativo. Facciamo qualche esempio:

il B. escluso e deriso dai compagni o dai fratelli;

il bambino paragonato e squalificato dal genitore rispetto ad un pari; il bambino che si vede spiazzato dal fratellino o sorellina appena nati;

il bambino esonerato sistematicamente da un compito affidato ad un altro;

il bambino dimenticato a scuola dal genitore; ecc. dove il fantasma è la paura di essere isolato e rimanere solo.

Va subito detto che in entrambi questi tipi di esperienze, se il bambino sperimenta la paura, subisce un trauma e da quel momento tenderà a prevedere negativamente le faccende personali dando luogo ad un approccio ansioso che può essere definito ( paura della paura) rispetto a qualunque evento contenga anche lontanamente un di queste due minacce.

Per concludere diciamo che se bisogni primari vengono soddisfatti il piccolo cresce forte e sicuro;

se invece vengono mortificati il piccolo apprende e associa una risposta negativa ai suoi bisogni primari e allora la sua intelligenza emotiva svilupperà un comportamento ansioso che manifesta e denuncia tutta la sua insicurezza:

tenderà a diventare lagnoso, nervosetto, a non dormire bene, a fare capricci, con una salute più cagionevole ed essendo egocentrico, attribuirà a se stesso la colpa di ogni frustrazione ovviamente e l’autostima o fiducia in se stesso difficilmente potranno realizzarsi.

dott.ssa Elisabetta vellone